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Vacanze nel salento

Lecce

« Lecce può dirsi la Firenze dell'epoca del barocco. In questa tendenza artistica non v'è nulla in Italia che le si possa comparare. »
(Ferdinand Gregorovius - Nelle Puglie, 1860)
« Il principale e speciale interesse di Lecce dunque sta in ciò: che essa più che ogni altra possiede una grande collezione pittoresca e rappresentativa di edifici in tal numero da costituire in tutto e per tutto una città barocca. »
(Martin Briggs - Nel tallone d'Italia, 1908)

Lecce è una città di 94.130 abitanti[1] dell'Italia meridionale, capoluogo dell'omonima provincia situata in Puglia, nella parte più pianeggiante del Salento e nel cuore di un'area densamente urbanizzata, che conta oltre 400.000 abitanti.

Maggiore centro culturale della penisola salentina, sede dell'omonima arcidiocesi e di un'antica università, è posta a 11 chilometri dalla costa adriatica e a 23 da quella ionica.

Attiva nei settori dell'industria agricola (olio, vino) e della ceramica, è la città dove più elaborato è stato lo sviluppo dell'arte barocca in pietra leccese, un calcare malleabile e molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Si parla, infatti, di barocco leccese e, per la bellezza dei suoi monumenti, la città è definita la Firenze del sud.

In griko il nome della città è Luppìu, mentre in salentino è Lecci.

La leggenda tramanda che già prima della guerra di Troia esistesse Sybar, città messapica che, dopo l'avvento degli Japigi, e la successiva conquista romana nel III secolo a.C., latinizzò il suo nome in Lupiae, passando da statio militum (stazione militare) a municipium (comunità cittadina affiliata a Roma).

Conobbe un periodo di notevole magnificenza sotto la guida dell’Imperatore Marco Aurelio. Il nucleo cittadino si spostò poi di circa 3 km a nord-est e prese il nome di Licea o Litium. La nuova città fiorì in epoca adrianea e venne arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).

Dopo una breve parentesi dei Greci, fu saccheggiata da Totila, re ostrogoto, e nel 542 e nel 549 rimase sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente per cinque secoli. Successivamente, dal VI secolo d.C. in poi, si avvicendarono i Saraceni, i Greci, i Longobardi, gli Ungari e gli Slavi.

Fu la conquista Normanna a far rinascere Lecce, quale centro commerciale, ed estese il suo territorio sino a diventare capoluogo del Salento. Infatti, a partire da Goffredo d'Altavilla (1053) i conti normanni vi tennero corte e qui nacque Tancredi, figlio di re Ruggero II di Sicilia, ultimo re normanno. Ai Normanni seguirono gli Svevi e gli Angioini.

Dal 1463 fu soggetta al Regno di Napoli sotto la monarchia di Ferrante d'Aragona, che trasformò Lecce in "Sacro Regio Provinciale Consiglio Otrantino", facendole acquistare sempre più importanza fino a divenire una delle più ricche e culturalmente vive città mediterranee. In questo periodo si sviluppò nei traffici commerciali coi mercanti fiorentini, veneziani, greci, genovesi, albanesi e fu importante centro culturale.

Nel XV secolo ebbero particolare fortuna le sue attività commerciali. Nei due secoli seguenti il Salento fu a più riprese minacciato dalle incursioni turche, tanto che sotto il regno di Carlo V la Città fu dotata di una nuova cinta muraria e di un Castello e dell’attuale Porta Napoli. Il 1630 fu l'anno in cui si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. In epoca spagnola la città si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose, che privati, clero, congregazioni ecclesiastiche, si danno da fare per erigere; in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti.

Una tremenda epidemia di peste funestò Lecce nel 1656. Le vittime furono migliaia e la tradizione religiosa narra che, dopo tanta attesa, avvenne un miracolo per intercessione di Sant'Oronzo, che fu poi per questo proclamato patrono della Città. Precedentemente la patrona era Sant'Irene.


Monumenti
La città di Lecce è nota per la ricchezza dei monumenti che la adornano, molti dei quali realizzati nel tipico stile barocco leccese. Significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli ed i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese della città (se ne contano oltre 40), come ad esempio il palazzo dei Celestini e l'adiacente Basilica di Santa Croce, nonché la chiesa di Santa Chiara ed il Duomo.

Il centro della città è racchiuso in mura di cinta risalenti al XVI sec., ma ormai in gran parte distrutte. La città presentava originariamente quattro porte di accesso: Arco di Trionfo (Porta Napoli), Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino. Di queste, purtroppo, l'ultima è crollata nel XIX sec.


La Colonna di Sant'Oronzo
Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C, riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, che unisce più stili, dall'arco ogivale gotico alla loggetta rinascimentale, fino alla colonna inglobata, tipica leccese, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. All'interno della lunetta del portale del tempio spicca il leone alato, simbolo inequivocabile di Venezia. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Al centro della piazza vi è un mosaico che rappresenta lo stemma della città: la lupa con un leccio sullo sfondo.
La Colonna di Sant'Oronzo
La colonna di Sant'Oronzo dominava un tempo l'antica piazza, che era disposta in modo diverso da come la vediamo oggi; dopo le importanti trasformazioni urbanistiche del primo novecento, la statua in cima alla colonna fu ruotata nella posizione attuale. Mentre prima si trovava nel centro, oggi la troviamo spostata sul lato della piazza. Venne innalzata tra il 1660 e il 1686 da Giuseppe Zimbalo che impiegò il fusto e il capitello di una delle due colonne terminali della via Appia, a Brindisi; colonna che gli abitanti di quella città donarono a Lecce per grazia ricevuta da s.Oronzo. Sul fusto alto pressapoco 29 metri si staglia la statua in legno, rivestita di rame, raffigurante S.Oronzo che benedice la città. La statua, che è del 1739, sostituisce quella bruciata due anni prima, perché colpita da un razzo, durante la festa patronale. Entrambe le statue furono realizzate a Venezia.


Anfiteatro romano
Situato nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne.
Costruito nel II secolo d.C., misurava circa 102m x 83m e riusciva a contenere oltre 25.000 spettatori; in epoche successive fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Nel 1901, però, durante gli scavi per la costruzione della sede locale della Banca d'Italia, fu portato alla luce grazie alla determinazione di Cosimo De Giorgi, il quale considerò la scoperta come: “uno stemma nobiliare trovato per caso frugando fra le carte di famiglia e del quale non conoscevamo l’esistenza”.
L’edificio, costruito in pietra leccese, era in gran parte rivestito da marmi non sempre bianchi ma anche artisticamente lavorati ed era arricchito di decorazioni, ora conservate presso il Museo di Lecce. All’interno, l’altezza dei gradoni sedili aumenta man mano che si sale verso gli ordini più alti per rendere ben visibile l’arena da qualsiasi punto della cavea. A seconda della loro importanza, le strutture esterne furono rivestite con materiali più o meno nobili: rivestimenti marmorei o intonaco. Purtroppo, non si sa con precisione né colui che fece edificare l’Anfiteatro, né l’epoca esatta a cui esso risale. Recenti studi riferiscono l’edificazione all'età augustea. Nel 1938, però, durante la sistemazione dell’Anfiteatro, venne alla luce un’iscrizione con la menzione di Traiano, oggi, però, scomparsa. Dell’ Anfiteatro, è stato possibile portare alla luce solo una porzione, a causa della sua estensione, che comprende Piazza Sant’Oronzo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie ed alcuni edifici circostanti. Grazie ad un decreto del Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, su proposta dell’onorevole Bernabei, l’Anfiteatro è stato dichiarato Monumento Nazionale.


Il teatro Romano
In via dell'Arte della Cartapesta si incontra il Teatro Romano scoperto nel 1929, databile all'età augustea come l'Anfiteatro. La cavea di questo teatro, probabilmente riservato ai lupiensi mentre quello di piazza S.Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 m di diametro. Ignorato per secoli come l'anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano.


Piazza del Duomo di notte l'episcopio
È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso. L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario.

Il Duomo
Collocato al centro della omonima piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta dell'arcivescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale. Precedentemente a tali restauri l'area del duomo risultava "chiusa" infatti vi era un entrata chiusa, dove oggi vi è l'entrata nella Piazza del Duomo divenuta dopo tali lavori accessibile. Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è quello a sinistra dell'episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini ove appaiono le statue, allogate in nicchioni, dei SS.Pietro e Paolo, di S.Gennaro e di S.Ludovico. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la chiesa è strutturata in tre navate. Il prospetto secondario, invece, è ricco, esuberante. Si evidenzia il portale sovrastato da una balaustra; al centro, si innalza la statua di S.Oronzo mentre, in basso, due nicchie ospitano le statue dei SS.Giusto e Fortunato. Il Duomo, a croce latina, ha 12 altari, oltre il maggiore, per la più parte del tardo Seicento, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, G.Domenico Catalanoe G. A. Coppola. La Cattedrale possiede una cripta del XII sec., rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche.


Il campanile del Duomo in restauro
Il Campanile fu eretto da Zimbalo tra il 1661 ed il 1682. È alto circa 70 metri e in cima è situata una statuetta di Sant'Oronzo in ferro. Risulta essere il 17° campanile in Europa per altezza, tant'è che dalla sua sommità si scorge l'Adriatico e, in giornate particolarmente limpide, anche le montagne dell'Albania.

L'Episcopio
Costruita per la prima volta nel XV secolo, la residenza del Vescovo fu ampliata nel 1649 dal Pappacoda e infine, nel 1761 venne ristrutturato da mons. Alfonso Sozy-Carafa che affidò i lavori ad Emanuele Manieri. L'architetto leccese non perse d'occhio l'unità scenografica con cui si presentava la piazza, e allora eliminò la scala esterna ridisegnando in maniera più razionale e armoniosa la facciata della residenza vescovile. Il prospetto dell'Episcopio si dispone ad angolo retto e si allinea, pertanto, a destra del seminario e a sinistra della Cattedrale. Sia le nuove arcate del lato destro che le sei del lato opposto(3+3) sono intercalate da colonne doriche. Considerando il prospetto noteremo, sul portale, al secondo ordine, tre nicchie in cui sono ospitate statue (quella della Vergine al centro), mentre il fastigio contiene il centrale orologio (1761) che fu inventato dal leccese Domenico Panico.


Il Seminario
Questo interessante monumento si deve alla volontà del Vescovo Michele Pignatelli (1682-1695). L'architetto Giuseppe Cino lo realizzò tra il 1694 e il 1709. Il prospetto è bugnato, è scandito da due serie di otto finestre elegantemente incorniciate e inframmezzate, al centro, dal portone d'ingresso sovrastato da un ampio balcone centrale incluso da archi. L'edificio è coronato da una balaustra, ma continua con un altro piano di epoca posteriore. Entrati nell'edificio, si notano sulle pareti laterali dell'ingresso otto busti in pietra leccese che rappresentano i dottori della Chiesa. Pervenuti nell'ampio atrio, si scorge al centro un magnifico pozzo, opera del Cino, finemente decorato, che sembra ad alludere ad un canestro con manico. In questo edificio esiste una graziosa cappella elegantemente decorata.


Basilica di Santa Croce
Il monumento simbolo del barocco leccese è la Chiesa di Santa Croce, costruita a cavallo di due secoli dal 1549 al 1695 su disegni di Gabriele Riccardi e architetti del calibro di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, nonché numerose maestranze di intagliatori e scapellini della pietra Leccese. Il prospetto, ricco di simboli, statue e decorazioni, si divide in tre sezioni: la prima procede dalla gradinata fino alla balaustra; la seconda da questa al cornicione; la terza, infine, è costituita da tutto il resto e sino al fastigio. L'interno, a croce latina e a tre navate, è di pura forma basilicale. La nave maggiore è ad archi che poggiano su sedici colonne ornate di capitelli di tipo corinzio. Nel transetto si innalza la cupola, indi appare l'abside polilobata connotata di rara eleganza. La navata centrale è sovrastata da un soffitto a cassettoni in legno di noce dorato; le due laterali sono coperte da volte a crociera e si aprono su sette cappelle, tutte dotate di altari, ai quali vanno aggiunti i due del presbiterio, nonché il maggiore, del XVIII secolo, a tarsie marmoree, proveniente dalla chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo. Opere pittoresche di Oronzo Tiso, Giovanni Grassi, Giovanni Battista Lama adornano questa chiesa, che fu dei PP. Celestini, i quali l'ebbero annessa al contiguo convento che fu completato nel 1695. Particolare attenzione merita l'altare di san Francesco di Paola (1614) opera di Francesco Antonio Zimbalo.


Palazzo dei Celestini
Edificato tra il 1659 e il 1695 su progetto di Giuseppe Zimbalo, poi realizzato da Giuseppe Cino e Cesare Penna. La facciata presenta delicati disegni ornamentali accanto alle finestre e all'ingresso, con punti e festoni floreali, e costituisce un esempio di barocco sobrio, alquanto raro da vedere nella Lecce settecentesca. Un tempo sede di un convento dei PP. Celestini, ora il palazzo è sede dell'Amministrazione Provinciale. È situato accanto alla Basilica di Santa Croce.


Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo
Situata all'interno del cimitero, venne eretta nel 1180 dal penultimo re normanno Tancredi. Nel 1716 venne rifatta la facciata da Giuseppe Cino, adornandola di numerose statue, conservando i due portali, il rosone, la cupola, e alcuni elementi decorativi. L'interno a tre navate presenta archi a sesto acuto e una cupola nel mezzo della navata centrale. Gli affreschi alle pareti sono del XV,XVI e XVII sec. Nel XVI secolo l'architetto leccese Gabriele Riccardi rifece il convento nel cui chiostro fa bella mostra di sé un artistico pozzo seicentesco.

L'ex Convento degli Olivetani
Situato nei pressi del cimitero, adiacente alla chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo, il monastero degli Olivetani è un complesso architettonico risalente al sec. XIV. Oggi sede della Facoltà di Beni Culturali e della biblioteca di Studi Storici dell'Università del Salento, presenta un particolare chiostro, opera di Gabriele Riccardi, ispirato ai modelli medievali, con colonne binate ed all'interno un pozzo con un'edicola tipicamente barocca.

Chiesa di San Matteo
La Chiesa di San Matteo nacque nel 1667 dai disegni dell’architetto Giovann’Andrea Larducci e presenta gli elementi architettonici tipici delle chiese del pieno periodo barocco dell’Italia centrale. Il suo accordo plastico composto dall’ordine inferiore convesso e il superiore concavo, infatti, è poco usuale tra i monumenti dell’arte del Salento e di Lecce. Una curiosa leggenda riguarda una colonna della facciata di tale chiesa; infatti sulla facciata sono presenti due colonne una delle quali è completamente priva di ornamento, l'altra è composta da un ornamento a forma di spirale ma solo per circa metà dell'intera lunghezza della colonna: si narra infatti che il diavolo invidioso dell'opera dello scultore, fece in modo che quest'ultimo perdesse la vita prima di completare il lavoro.

Chiesa di S. Irene
La Chiesa di Sant'Irene, intitolata a Sant'Irene patrona della città di Lecce fino al 1656, rispecchia, in tutta la sua sontuosa bellezza,la devozione e il rispetto che i leccesi avevano per la loro santa protettrice. La chiesa di S. Irene fu edificata dal 1591 su progetto del teatino Francesco Grimaldi. La grandiosa facciata è composta da due assetti stilistici sovrapposti, la parte inferiore è suddivisa in cinque ampi spazi, di cui quelli laterali ospitano delle nicchie vuote, mentre quello centrale il portale e termina in alto con la statua della santa messa in risalto da uno arco semicircolare, opera di Mauro Manieri del 1717. La parte superiore è frazionata in tre parti, le laterali ospitano delle nicchie vuote e la centrale una ariosa finestra. Sulla trabeazione si legge un'iscrizione dedicata a Santa Irene: “Irene virgini et martiri”, il tutto è completato in alto da un frontespizio triangolare con lo stemma della città. L'interno, a croce latina e ad una sola navata, si modula in modo molto più sobrio rispetto al prospetto esterno, presentando, per ogni lato, tre profonde cappelle, comunicanti tra loro, caratterizzate da volte ellittiche illuminate a luce naturale, la prima a destra, dedicata a San Carlo Borromeo, è abbondantemente decorata da colonne tortili, il secondo altare dell'Arcangelo Michele venne costruito da Cesare Penna nel 1642 e contiene una copia dipinta del famoso quadro del santo realizzato da Giudo Reni, lateralmente alla tela, tra le colonne corinzie fanno capolino le statue degli evangelisti e in alto volteggiano delicati angeli musicanti, infine, la terza cappella accoglie un altare settecentesco votato alle Anime del Purgatorio con una recente tela di Luigi Scorrano.

L'altare maggiore della Croce subì nel 1753 dei rimaneggiamenti che ne cambiarono di molto l'aspetto originario, l'altare si caratterizza per la presenza del dipinto intitolato ”Il Trasporto dell'Arca Santa”, magistrale capolavoro artistico realizzato da Oronzo Tiso. Nel braccio destro del transetto troviamo l'altare dell'Angelo Custode risalente al 1700. Accanto uno tra gli altari più maestosi di Lecce, l'altare dedicato nel 1651 a S. Gaetano da Tiene dall'Arcivescovo di Otranto Gaetano Cassa, al centro dell'insieme si pone la tela a olio posta raffigura il fondatore dell'ordine dei Teatini, a cui il committente apparteneva, realizzata da Filippo Maria Galletti. Subito dopo troviamo l'altare di S. Andrea Avellino, particolare per le sue esuberanze decorative in stile rococò. Nel braccio sinistro del transetto, dopo l'altare della Croce, vi è l'altare di Sant'Oronzo realizzato verso la metà del Seicento, una delle ultime realizzazioni di Francesco Antonio Zimbalo, zio di Giuseppe, che si spegnerà da lì a poco nel 1630. A seguire l'altare di S. Irene, con tela della santa dipinta ad Giuseppe Verrio nel 1639 e in basso ben nove busti di santi che racchiudono ognuno le reliquie del religioso raffigurato, in alto primeggia la statua di S. Irene sormontata dallo stemma civico di Lecce.

A destra dell'altare di S. Irene, troviamo l'altare della Sacra Famiglia realizzato nel 1672. Sempre proseguendo verso l'ingresso, ci sono l'altare della Vergine del Buon Consiglio, l'altare del Crocifisso e, infine, l'altare di S. Stefano, che contiene vari quadri importanti, tra cui la “Lapidazione di S. Stefano”, opera di Antonio Verrio. I muri della sagrestia della chiesa di S. Irene, come il resto della chiesa è riccamente decorata da numerose tele di inestimabile valore artistico, di cui ricordiamo la più famosa tela della Madonna della Libera.

Obelisco
Posto a pochi metri dall'Arco di Trionfo e al centro del Viale degli studenti, l’Obelisco di Lecce fu eretto nel 1822 su progetto di Luigi Cipolla dallo scultore salentino Vito Carluccio, in onore di Ferdinando I di Borbone. L’Obelisco è decorato nelle quattro facciate con alcune figure in bassorilievo, tra cui in basso il delfino che morde la mezzaluna turca, stemma dei capoluoghi di Terra d'Otranto. Un curioso episodio riguarda tale obelisco: la propaganda borbonica lo fece colorare di nero, in modo che ricordasse un obelisco marmoreo, ma la prima pioggia cancellò ogni traccia del colore nero.
L'Arco di Trionfo

Porte della città vecchia
L'Arco di Trionfo, detto comunemente Porta Napoli, sorge nell'omonima piazza e fu eretto nel 1548 in onore dell'imperatore Carlo V, dalla cittadinanza grata per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa di Lecce. Alto 20 m, questo monumento fu realizzato nel luogo dell'antica "Porta S. Giusto", al di sotto della quale, secondo la tradizione, riposavano le spoglie del santo. D'ordine corinzio, con le colonne binate, aventi la base attica e il capitello barocco, L'Arco di Trionfo ha sul frontone triangolare scolpite le insegne imperiali con trofei e panoplie. Sul fregio centrale appare, in latino, l'epigrafe dedicatoria, che così si traduce: «All'Imperatore Cesare Carlo V, augusto trionfatore, nelle Indie, nelle Gallie ed in Africa; soggiocatore dei cristiani ribelli, spavento e sterminio dei Turchi; propagatore della religione cristiana in tutto il mondo con le opere e con i consigli; essendo al governo di questa provincia Ferrante Loffredo, che seppe tener lontani da i lidi del Salento e della Japigia i Turchi ed i nemici dell'impero; l'Università ed il popolo leccese riconoscente dedicò quest'arco alla grandezza e maestà di Lui, l'anno 1548.»

Porta Rudiae
Poco più a sud dell'Arco di Trionfo (Porta Napoli), si trova la cosiddetta Porta Rudiae, il cui nome deriva da quello dell'antica città di origine Messapica, posta nell'odierna periferia di Lecce, nucleo primigenio della successiva città. Probabilmente, come nel caso dell'Arco di Trionfo, qui doveva essere presente una porta di origine medioevale più antica di quella che possiamo ammirare oggi. La porta crollò nel corso del 1600 e venne ricostruita nel 1700 per volere di un patrizio leccese non meglio precisato. La porta è chiaramente di gusto barocco, opera di Giuseppe Cino, e venne eretta quando ormai una vera e propria funzione difensiva era oramai assente.
La facciata è dominata dalla statua di Sant'Oronzo, patrono di Lecce, accompagnata lateralmente dalle Statue di S. Irene (antica patrona della città) e S. Domenico. Sulle colonne della porta sono scolpiti quattro busti di: Euippa, Malennio, Dauno e Idomeneo, nipote di Minosse e pronipote di Zeus, mitico fondatore cretese della città.

Porta S. Biagio
Anche porta S. Biagio è stata probabilmente edificata su una preesistente torre nel corso del XVIII secolo, il suo stile è baroccheggiante, anche in tale porta "troneggia" in alto San Biagio, lateralmente sono presenti due stemmi cittadini.

Altre Chiese
Oltre 40 chiese adornano il centro storico di Lecce, la maggior parte delle quali nel tipico stile barocco. Si segnalano, in particolare, le prime tre dell'elenco seguente:

* Chiesa di S. Chiara
* Chiesa di Santa Maria degli Angeli
* Chiesa di S. Anna
* Chiesa di S. Teresa
* Chiesa di S. Maria della Provvidenza
* Chiesa di S. Giovanni Evangelista
* Chiesa di S. Angelo
* Chiesa di S. Niccolò dei Greci (detta Chiesa Greca)
* Chiesa del Gesù o del Buon Consiglio
* Chiesa di S. Antonio della piazza
* Chiesa di S. Maria della Grazia
* Chiesa di S. Luigi
* Chiesa di S. Nicolò dei Greci
* Chiesa delle Carmelitane Scalze
* Chiesa del Carmine

Palazzi Storici
Nel centro storico di Lecce, numerosi sono i palazzi di notevole rilievo artistico, nel tipico stile barocco, parecchi dei quali tuttora adibiti ad abitazioni, altri a lussuosi resort.
* Palazzo Perrone
* Palazzo Giustiniani
* Palazzo Tresca
* Palazzo de Simone
* Palazzo Perucino
* Palazzo dei Domenicani
* Palazzo Zimara
* Palazzo Marrese
* Palazzo Palmieri
* Palazzo Guarini
* Palazzo Cesarini
* Palazzo Paladini
* Palazzo Guido
* Palazzo Giugni
* Palazzo Adorno
* Palazzo Carafa
* Palazzo di Città
* Palazzo del collegio dei Gesuiti
* Palazzo Belli
* Palazzo dei Prioli
* Palazzo Stabile
* Palazzo Martirano
* Palazzo delle Carmelitane Scalze
* Palazzo Penzini
* Palazzo Lubelli
* Palazzo Lecciso
* Palazzo Morisco
* Palazzo dell'Antoglietta

Cultura
La vita culturale della città è notevole e ruota attorno al teatro Politeama Greco e al teatro Paisiello che, in attesa del restauro del teatro Apollo, rimangono i due contenitori culturali più importanti. Nel primo si organizza la stagione lirica oltre che altre rappresentazioni mentre nel secondo la stagione teatrale di prosa.
Da segnalare, inoltre, la stagione dei Cantieri Teatrali Koreja, compagnia teatrale che rappresenta un valore aggiunto per l'attività culturale nella città, varcando i confini pugliesi con rappresentazioni di teatro d'innovazione.

Teatri
* Teatro Politeama Greco
* Teatro Paisiello
* Teatro Don Bosco
* Cantieri Teatrali Koreja
* Teatro Antoniano
* Teatro Astragali

Musei
* Museo Archeologico Provinciale "Sigismondo Castromediano"
* Museo Missionario Cinese e di Storia Naturale
* Museo Provinciale delle Tradizioni Popolari "Abbazia di Cerrate"
* Pinacoteca d'Arte Francescana
* Musa - Museo Storico - Archeologico dell'Universita' del Salento

Quotidiani
* Nuovo Quotidiano di Puglia

Dialetto leccese
Il dialetto leccese è una variante del salentino e, pur esistendo delle differenze minime tra i vari comuni, la radice resta invariata.

Il dialetto presenta un sistema a 5 vocali in posizione tonica e 3 gradi di apertura. È composto inoltre da una dittongazione metafonetica per -i e -u finali.


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